Cividate Camuno 14 marzo 1841

Nasce a Cividate Camuno il 14 marzo 1841, primo dei sette figli di Mosè e Rosa Malaguzzi. Ricevuta in famiglia l’educazione cristiana, frequenta il convitto municipale di Lovere e il collegio Mazza di Verona, distinguendosi per virtù intellettuali e morali. Mentre completa gli studi in giurisprudenza all’Università di Pavia, dove si laurea nel 1865, perde i genitori.
Preso servizio presso l’avvocato Corbolani di Brescia, nel 1875 ne sposa la figlia Emilia; la loro unione è benedetta dalla nascita di dieci figli. Nell’ambito del Movimento Cattolico bresciano riveste ruoli primari, promuovendo un gran numero di iniziative e istituzioni nei settori della scuola, dell’università, dell’avvocatura, del giornalismo, del credito, delle opere assistenziali con le società operaie, della politica, delle ferrovie.
Innumerevoli le cariche che ricoprì e le istituzioni cui diede vita: sindaco, consigliere provinciale e comunale, presidente del Comitato diocesano dell’Opera dei congressi; fondatore di casse rurali, della Banca San Paolo di Brescia, del Banco Ambrosiano di Milano, del quotidiano «Il Cittadino di Brescia» e della rivista «Scuola italiana moderna», di varie altre opere pedagogiche e dell’«Unione Leone XIII», che sfocerà nella Fuci. Attività che traevano linfa da un’intensa vita spirituale di stile francescano (era terziario).
Genesi e approdo di ogni iniziativa è tuttavia il campo educativo c scolastico, concependo l’apostolato svolto in tali settori con intonazione missionaria e giungendo ad affermare: «Le nostre Indie sono le nostre scuole».
Oltre che strenuo difensore dell’insegnamento religioso nelle scuole, è deciso propugnatore della libertà di insegnamento e sostenitore della scuola libera.
Lo anima in tutto una convinzione da lui stesso espressa con queste parole: «Senza la fede, i nostri figli non saranno mai ricchi; con la fede non saranno mai poveri». Muore a Brescia il 16 gennaio 1897.
Nel 1922 le sue spoglie mortali vengono traslate nella chiesa cittadina di San Luca. Papa Giovanni Paolo II, in occasione della sua seconda visita a Brescia, lo proclama Beato il 20 settembre 1998.
PREGHIERA
O Padre, che nel Beato Giuseppe Tovini, ci hai dato un luminoso esempio di spiritualità familiare e laicale, effondi su di noi il tuo Spirito, perché con la tua intercessione, diamo al mondo operosa testimonianza della verità del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.