Pedergnaga (San Paolo) N. Brescia, 670 – M. Cassino, 747

Originario di Brescia, forse di Pedergnaga (Petroniaca), attuale San Paolo, Petronace intraprese nel 717 un pellegrinaggio per visitare la tomba di san Benedetto da Norcia e ricostruire l’abbazia di Montecassino, su esortazione di Papa Gregorio II, con i pochi eremiti che vivevano ancora lì. Petronace, spinto da ardore religioso, rimase con loro, fu eletto superiore e si dedicò a riedificare e ripopolare il monastero, facendo tornare da Roma i monaci cassinesi. Fu per questo chiamato Secondo fondatore di Montecassino.
Cenni storici da Terra e Civiltà
L’abate Petronace a Montecassino
San Paolo. Dopo tredici secoli ritorna alla ribalta la memoria di un monaco benedettino, probabilmente originario di Pedergnaga, al quale si deve nel 716 la ricostruzione dell’abbazia di Montecassino, distrutta nel 577 dai Longobardi.
Nel 2018, presso l’abbazia di Montecassino, si è svola una giornata di studio dal titolo Petronace da Brescia nel XIII centenario della rinascita di Montecassino (718-2018). Il convegno è stata l’occasione per richiamare l’importanza di una figura come quella di Petronace da Brescia, considerato il rifondatore di Montecassino dopo la distruzione ad opera dei Longobardi nel 577. L’abbazia, cuore del monachesimo d’Occidente, fondata da san Benedetto nel 529, era stata rasa al suolo dai Longobardi all’epoca dell’invasione che li aveva portati dalla Scandinavia, loro terra d’origine, verso il sud dell’Italia. Duecento anni dopo il papa Gregorio II (715-731) incaricava di ricostruire l’abbazia Petronace, «un cittadino di Brescia spinto dall’amore divino». Secondo il racconto di Paolo Diacono, lo storico dei Longobardi, egli si sarebbe trovato pellegrino a Roma diretto in Terra Santa, e nel 716-717 avrebbe avuto dal papa l’invito a recarsi a Cassino a ricostruire l’abbazia e la riuscita dell’opera gli avrebbe meritato il titolo di “secondo san Benedetto”.
Ma chi era Petronace e da dove veniva?
Petronace originario di Pedergnaga?
Secondo Paolo Diacono, Petronace, nobile di «latin sangue gentile», proveniva da Brescia, ma secondo alcuni storici bresciani del ’600 (Rossi e Faino) le sue origini sarebbero da collocare a Pedergnaga (in latino Petroniaca, da cui il nome Petronace). Ora, sia dal punto di vista storico che archeologico, è documentata a Pedergnaga una presenza umana piuttosto antica, risalente all’epoca romana: la località apparteneva infatti al cosiddetto Pagus farraticanus, un centro amministrativo di particolare rilievo nell’intera zona, confinante con un’altra località, Oriano, in sèguito sede di pieve. Nel 1964 Oriano e Pedergnaga verranno amministrativamente e religiosamente unite nel comune e nella parrocchia di San Paolo.
Inoltre, sempre secondo i citati storici Rossi e Faino, prima di partire per Roma diretto in Terra Santa, a Pedergnaga Petronace avrebbe fondato un monastero benedettino con una chiesa dedicata a Sant’Andrea. L’iniziativa farebbe ritenere che lo stesso Petronace fosse un monaco, e questo spiegherebbe l’incarico affidatogli dal papa di rifondare Montecassino.
Ma quali sono state le vicende storiche di questo monastero benedettino di Pedergnaga intitolato all’apostolo Sant’Andrea, di cui oggi non resta alcuna traccia?
Lo scomparso monastero benedettino di Sant’Andrea a Oriano-Pedergnaga
Lasciamo la parola ai citati storici bresciani Ottavio Rossi e Bernardino Faino.
Scrive il Rossi (1616, p. 140): «Gli Ungheri abbruciarono un nobilissimo monasterio insieme con la chiesa dedicata a S. Andrea nella terra di Petroniaca oggi detta Pedergnaga già fabbricata col dono del proprio patrimonio dall’abate Petronace». E il Faino (1665): «Nella sua giurisditione di Petroniaca distante da Brescia disiotto miglia, fece Petronace un’attion grande di liberissima pietà cristiana, mentre vi fabbricò con le proprie sostanze chiesa e monasterio in honore dell’Apostolo S. Andrea per albergo di un coro di monaci di S. Benedetto, forse resciduo di quelli che si dispersero quando da Longobardi fu guasto et incendiato il monastero di Monte Cassino… È poi opinione d’alcuni che nell’anno 924, camminando per l’Italia un’altra volta gli Ongari, con danni infiniti, et scorrendo per la Bresciana la distruggessero e svaligiassero e fuggessero quei poveri religiosi».
Lasciando da parte per un momento l’affidabilità storica di queste notizie, vale la pena riprendere quello che al riguardo afferma don Cesare Bonini in un suo contributo su Brixia Sacra nel 1915: «In Pedergnaga è ancora viva la tradizione, sebbene infarcita da fantasticherie popolari, circa l’esistenza del Monastero ed è questa una tradizione antica e costante, avvalorata dal fatto che, scavando anche per poco nel luogo dove si ritiene sorgesse il Convento, si trovano ancora detriti di laterizi corrosi dal tempo, com’io stesso ho potuto verificare, indizio certo di antichissimi fabbricati quivi esistiti. Sarebbe da augurarsi che qualche volonteroso avesse a praticare alcuni scavi, o almeno degli scandagli, nel sito del Convento (proprietà della Prebenda Prepositurale di S. Nazzaro in Brescia – Tenuta di Pedergnaga al numero della nuova Mappa comunale 253) ove certo si rinvenirebbero preziosi avanzi di quel nobilissimo Monasterio».
Recentemente l’argomento è stato ripreso e ha portato l’attenzione su alcuni reperti archeologici rinvenuti in località Gianù nel comune di San Paolo, dove sembra potesse sorgere il monastero (cfr. Maffeis-Andrico 1999, pp. 46-47). Attualmente a San Paolo la memoria dello scomparso monastero è flebilmente richiamata da una tela attribuita al Gandino nella chiesa di Santa Maria Assunta, già pieve di Oriano, dove tra altri santi figura Sant’Andrea.
Le vicende della reliquia di sant’Andrea
A Petronace è storicamente riconosciuta l’iniziativa di aver portato nel monastero di Montecassino da lui ricostruito una reliquia del braccio di san Faustino proveniente da Brescia e di aver quindi portato da Montecassino a Brescia una reliquia del braccio di san Benedetto, ancora oggi conservato nella cattedrale di Brescia. Nell’ambito della promozione del culto delle reliquie dei santi tipico del tempo potrebbe collocarsi la presenza di una reliquia dell’apostolo sant’Andrea nel monastero di Pedergnaga. Lasciamo ancora la parola allo storico bresciano Bernardino Faino che, parlando della distruzione del monastero ad opera degli Ungari, dice che «fugassero quei poveri religiosi, i quali portando seco le Sante Reliquie, ch’ivi era riunite, et in particolare un pezzo del cranio di S. Andrea, reliquia veramente preziosissima, havessero il suo rifugio in Brescia nel convento dei Santi Faustino e Giovita, dovè appunto quelle reliquie si conservano da Monaci con honorevole riverenza et quello di S. Andrea nella sua festa s’espone collocata in busto d’argento con solennità».
A sua volta, il già citato don Cesare Bonini (pp. 203-204) afferma: «Quando cercai il pezzo di cranio di s. Andrea, dopo molte indagini, potei ritrovarlo in un vecchio armadio della sacrestia di S. Faustino». E aggiunge: «Credo non sia del tutto insignificante la circostanza dell’esistenza in questa chiesa dell’effige di Petronace, dipinta in un antico affresco all’altare di S. Benedetto e tuttora visibile». Sull’origine di tale reliquia don Bonini (p. 203 nota 1) scrive: «Credo si potrebbero avanzare due ipotesi possibili: 1° Essa potrebbe essere quella reliquia di S. Andrea che si sa essere portata in Brescia da S. Gaudenzio dopo il suo viaggio in Oriente (anno 386). Prima di pervenire a Pedergnaga sarebbe rimasta per alcuni secoli a Brescia, ove fu antichissimo il culto di S. Andrea… Sarebbe poi pervenuta a Pedergnaga per opera di Petronace stesso. 2° La reliquia di s. Andrea potrebbe essere pervenuta a Pedergnaga da Monte Cassino portata dai monaci che di là fuggirono dopo la distruzione saracena… Io ritengo questa seconda ipotesi meno probabile della prima».
La reliquia da Pedergnaga sarebbe dunque pervenuta al monastero benedettino di San Faustino Brescia e lì venne conservata per secoli fino a quando, per iniziativa del parroco di San Paolo don Emilio Verzeletti, il 29 aprile 1967 il frammento di cranio di sant’Andrea veniva recuperato da San Faustino e portato a San Paolo, mentre il 20 settembre 1978 il vescovo di Brescia mons. Luigi Morstabilini provvedeva a collocare la reliquia in una teca di vetro sotto la mensa dell’altare della parrocchiale con la dicitura «de capite sancti Andreae apostoli».
Petronace e la ricostruzione dell’abbazia di Montecassino
La rifondazione di Montecassino per iniziativa di Petronace, secondo gli storici, sarebbe da collocarsi attorno al 720, ma con una presenza di Petronace sul posto che potrebbe risalire già a dieci anni prima. In sede storica è stata inoltre spiegata la presenza di un bresciano come Petronace a motivo del coinvolgimento dei duchi bresciani nell’iniziativa della rifondazione del cenobio cassinese, che troverebbe collocazione all’interno di un clima di fervore spirituale che vedeva in quel periodo moltiplicarsi in tutto il regno longobardo nuove fondazioni monastiche promosse da re e aristocratici. Si pensi al riguardo a San Salvatore-Santa Giulia a Brescia e a San Benedetto a Leno. A sua volta Petronace sarebbe giunto a Montecassino proveniente da Roma con un gruppo di monaci del cenobio benedettino lateranense costituito per accogliere i fuggiaschi cassinesi alla fine del VI secolo. A Montecassino quindi Petronace si adoperò per la ricostruzione della distrutta abbazia, facendovi rifiorire un’intensa vita monastica.
Dopo un lungo governo fecondo di opere e di frutti, l’abate Petronace sarebbe morto il 6 maggio 750. Meritatamente considerato come il secondo fondatore, dopo san Benedetto, del cenobio cassinese, Petronace ha senz’altro contribuito a riprendere e a valorizzare il messaggio della Regola benedettina «ora, labora et lege», su cui poggiano le radici fondanti dell’Europa moderna.
Pier Antonio Lanzoni (ottobre 2022)
Riferimenti documentari e bibliografici
Faino, Bernardino, 1665, Di Santo Petronace monaco, abbate et ristoratore del celebre monastero di Monte Cassino, Ms. Quer. E.I.13 n.5
Rossi, Ottavio, 1616, Memorie Historiche Bresciane, Ms. Quer. C.I.7
Bonini, Cesare, 1915, “Petronace restauratore e abbate di Monte Cassino”, Brixia Sacra, a. VI n. 4-5, luglio-ottobre 1915, pp. 197-212
Maffeis, Floriana – Andrico, Gian Mario, 1999, Pagus farraticanus, vol. I, S. Paolo, Comune di San Paolo
PREGHIERA
O Dio, che nella tua benevolenza
hai chiamato il beato Petronace alla sequela di Cristo,
per sua intercessione concedi che, rinnegando noi stessi,
possiamo aderire a te con tutto il cuore.
Per il nostro Signore.